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Fototrappolaggio: Accendi Questa Passione Con Action Bear!

Entra nel mondo del fototrappolaggio con Action Bear

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Perché scegliere Action Bear come tua fototrappola?

Libretto in italiano

Per un settaggio rapido e facile

TEMPO DI SCATTO ULTRA RAPIDO

Grazie ad un tempo di scatto di 0,2-0,6 secondi

immagini nitide e definite

Grazie alla doppia lente con sensori Cmos

Il fototrappolaggio è una tecnica videofotografica che consente di documentare i comportamenti di animali appartenenti alla fauna selvatica oppure di sorvegliare zone incustodite.

I suoi principali obiettivi sono di tipo naturalistico, aviario, scientifico e di videosorveglianza.

Gli scopi da raggiungere sono quelli di osservare gli esemplari nel loro habitat naturale, senza spaventarli né alterare i loro comportamenti abituali, ad esempio per calcoli numerici, per il controllo dell’accoppiamento, per la marcatura oppure per identificare aree idonee alla caccia.

Il foto-videotrappolaggio si sta sviluppando anche nel nostro Paese, soprattutto per gestire aree protette, per prevenire reati di bracconaggio oppure azioni illecite contro l’ambiente.

Uno degli utilizzi che recentemente si è diffuso maggiormente si riferisce all’abbandono dei rifiuti nelle discariche abusive, un’attività che non è consentita dalla legislazione e che pertanto deve essere punita con sanzioni anche piuttosto consistenti.

Da alcuni anni le fototrappole vengono utilizzate anche per la sorveglianza di ampie zone territoriali da parte delle forze dell’ordine, a cui si associano anche privati cittadini intenzionati a prevenire furti e intrusioni da parte di malintenzionati nelle loro proprietà.

La tecnica di questo sistema prevede il posizionamento di un apparecchio contenente uno o più sensori di movimento: quando un soggetto (umano o animale) entra nel campo visivo della fototrappola, il sensore viene attivato e trasmette l’input al dispositivo che inizia a scattare oppure a riprendere un video.

Grazie a una progressiva evoluzione che sfrutta sempre più aggiornati sistemi software e digitali, gli apparecchi attuali hanno dimensioni molto contenute, un peso bassissimo e offrono una resa finale di ottima qualità.

I sensori di movimento passivo, che rilevano qualsiasi spostamento nel loro raggio d’azione, possono essere programmati dall’operatore in base a parametri variabili.

Per consentire la realizzazione di immagini anche in assenza di luce, le fototrappole possiedono un illuminatore consistente in led a infrarossi a bassa emissione, che entra in azione quando la luminosità esterna diminuisce.

Simili dispositivi, che sono completamente invisibili all’occhio umano e animale, di solito sfruttano led a 940 nanometri, che pur non emettendo nessuna radiazione luminosa, consentono la produzione di scatti e filmati nitidi e realistici.

I led a 850 nanometri invece illuminano maggiormente il punto delle riprese ma emettono un debole bagliore rossastro, per cui possono essere visibili e quindi disturbare la fauna selvatica.

Per un fototrappolaggio consapevole è necessario attenersi ad alcuni presupposti, che sono:

  • rispettare l’ambiente naturale;
  • evitare qualsiasi alterazione dell’habitat degli animali;
  • mantenere intatta la vegetazione;
  • evitare visite troppo frequenti al dispositivo (che può rimanere in standby fino a 8 mesi);
  • non associare all’apparecchio cibi o altre esche per attirare gli animali;
  • non posizionare la fototrappola presso nidi, tane o zone dedicate alle cure parentali;
  • non posizionare le fototrappole vicino a pozze di abbeverata;
  • controllare costantemente in funzionamento dell’apparecchio, servendosi del device di riferimento.

fototrappolaggio come funziona

La fototrappola viene considerata una fotocamera modificata, che si utilizza soltanto outdoor per riprese diurne e notturne; la sua principale finalità è quella di garantire una sorveglianza attiva e specializzata nei confronti di tutto quello che accade su una determinata area di riferimento.

Essa quindi può riprendere animali, persone o qualsiasi oggetto in movimento in aree esterne che devono essere prevalentemente aperte e trovarsi all’interno del campo visivo.

Questo strumento si mimetizza molto bene e pertanto può essere nascosto alla perfezione in mezzo alla vegetazione, a differenza dei tradizionali sistemi di videosorveglianza, che svolgono prevalentemente una funzione dissuasiva.

Mediante il fototrappolaggio si possono ottenere immagini nitide e precise, a contrario di quelle prodotte da fotocamere o videocamere classiche che, soprattutto in condizioni di scarsa luminosità, restituiscono immagini sgranate e sfocate.

Il nucleo operativo dell’apparecchio è costituito da uno o più sensori di movimento, disposti anteriormente e lateralmente e la cui attivazione dipende dallo spostamento di oggetti all’interno dell’angolo di visione.

Se non si verificano tali condizioni, il meccanismo rimane silente in standby, senza consumare energia e attivandosi soltanto in caso di modificazioni ambientali.

La fototrappola è composta da due parti fondamentali, costituite internamente da un corpo macchina (con lenti, obiettivi, batteria e sensori di movimento) e da un contenitore esterno realizzato con materiali idrorepellenti, anti-urto e anti-graffio.

Quest’ultimo è completamente chiuso e sigillato tranne sulla faccia anteriore, dove si trovano due fori: il primo per l’obiettivo e il secondo per il sensore di movimento.

Inferiormente ad essi è presente il piccolo display (di solito da 2,4 pollici), che tramite una modalità touch screen offre l’opportunità di settare le varie impostazioni, che possono essere controllate anche da appositi pulsanti.

La maggior parte dei modelli è dotata di un’antenna apicale che consente il collegamento alla rete mobile per trasmettere in tempo reale i dati a un device di riferimento.

La copertura esterna viene rivestita da disegni mimetici che servono per nascondere la fototrappola rendendola invisibile; sui lati del contenitore sono localizzati gli attacchi per le cinghie, tramite cui il dispositivo viene fissato al supporto di sostegno.

I dispositivi più recenti hanno inoltre un piccolo foro sagomato per l’uscita dei cavi di collegamento a batterie esterne (che possono essere anche ad alimentazione solare), il cui impiego consente di ottimizzare la durata dell’autonomia; solitamente, le batterie consigliate sono pile alcaline di tipo AA.

Fototrappolaggio: consigli

Per sfruttare al massimo tutte le potenzialità delle fototrappole, è necessario tenere conto delle sue caratteristiche funzionali, che sono:

Standard Qualitativi

Si riferiscono sia alle immagini fisse (foto) che alle riprese video. Le prime vengono classificate in base alla concentrazione dei megapixel grazie a cui la resa finale può essere più o meno nitida. 

Una buona risoluzione è compresa tra 12 e 32 megapixel, un intervallo che corrisponde ai parametri degli smartphone. La qualità dell’immagine dipende dal tipo di sensore ottico presente all’interno della fototrappola. 

Per quanto riguarda le riprese video, la loro risoluzione dipende dall’accostamento delle linee verticali che compongono i fotogrammi. 

Il più diffuso standard è conosciuto come Full HD e corrisponde a 1080 pixel, tipico dei modelli che lavorano a 4K e che consentono di zoomare anche su particolari molto piccoli.

Velocità di scatto

Permette di realizzare immagini più o meno nitide a seconda della frazione temporale in cui lo scatto viene effettuato. Il trigger time è infatti l’intervallo di tempo entro cui la fototrappola può registrare una scarica di scatti, e normalmente è compreso tra 0,2 e 0,6 secondi

Questo parametro è particolarmente limitante sulla resa finale, poiché quanto più veloce è lo scatto, tanto più nitida è l’immagine ottenuta. 

Un’altra opzione presente in alcuni prodotti è quella del Time Lapse, che permette alla macchina di scattare foto in un determinato intervallo di tempo, indipendentemente dall’attivazione del sensore di movimento.

Visione notturna

Permette di generare dati in assenza di luce, grazie all’attività di un led infrarossi a bassa emissione che si attiva mediante un sensore ottico altamente specializzato. 

Per una perfetta ottimizzazione automatica, che si realizza mediante una funzione ISO, le immagini risultano nitide, dai contorni ben definiti e con tonalità cromatiche non molto variate ma comunque realistiche. 

Il raggio massimo entro cui è possibile ottenere immagini di qualità è compreso tra 15 e 25 metri, oltre i quali l’illuminazione del led non è più sufficiente. 

Un simile dispositivo, che è posizionato sulla parte anteriore della fototrappola, è basato sul metodo PIR (passive infra red), una tecnica identica a quella utilizzata nei sistemi antifurto e capace di rilevare le radiazioni infrarosse emesse dagli oggetti in movimento. 

Nei modelli più evoluti i rilevatori PIR sono uno frontale e due laterali, per offrire il vantaggio di ampliare l’angolo di visione. I led invisibili sono stati progettati per sostituire il flash, considerato un effettivo elemento di disturbo per la fauna selvatica.

fototrappolaggio consigli

Autonomia

Dipende dal tipo di alimentazione dell’apparecchio. Nella maggior parte dei casi le fototrappole sono alimentate con pile alcaline di lunga durata, che vengono posizionate all’interno di una piccola scatola di alloggiamento che ne può contenere da 4 a 8

Un’opzione alternativa è quella di batterie esterne spesso collegate a pannelli solari, che prevedono una localizzazione adiacente al contenitore. 

La durata dell’autonomia di qualsiasi apparecchio è fortemente condizionata dalle sue modalità di impiego, che in condizioni di standby consumano pochissima energia, durante gli scatti consumano una media quantità di energia e nelle riprese video consumano la maggior parte di energia. 

Anche la temperatura esterna incide sull’alimentazione, poiché anche se i migliori modelli sono operativi da -20 a +60 gradi centigradi, le brusche variazioni termiche accorciano notevolmente le tempistiche di autonomia.

Protezione Esterna

Viene indicata dalla sigla IP (international protection). Si tratta di una funzione indispensabile per il corretto funzionamento della fototrappola, che rimane esposta a condizioni climatiche e ambientali di ogni tipo. 

La sigla IP viene seguita da due numeri, il primo indica la protezione nei confronti di agenti solidi (polvere, sabbia e detriti), il secondo indica la protezione dall’eventuale entrata di acqua. 

Le fototrappole più performanti sono contrassegnate dalla sigla IP66, mentre quando uno dei due numeri è sostituito da una “X” significa che quella protezione è mancante.

Memoria

É la funzione tramite cui l’apparecchio può archiviare e salvare foto e video. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzate schede SD corrispondenti a 32 gigabyte, in grado di supportare anche file piuttosto pesanti. 

Per evitare che la memoria si esaurisca in breve tempo, è consigliabile settare lo strumento limitando la durate delle riprese al massimo a 30 secondi e privilegiando trigger time di 0,2 secondi. In questo modo la memoria può contenere un’elevata quantità di dati.

Chi è alla ricerca di un apparecchio professionale rispondente a ottimi standard qualitativi, può orientarsi verso Action Bear, le quali caratteristiche tecniche sono le seguenti:

  • dimensioni, 17x17x7,5 centimetri;
  • peso, 800 grammi;
  • alimentazione, con batterie alcaline;
  • voltaggio, 6 volt;
  • visione notturna con sensore ottico da 940 nanometri;
  • risoluzione immagini, 32 megapixel;
  • risoluzione video, 4K;
  • protezione esterna IP66;
  • trigger time 0,2 secondi;
  • display 2,4 pollici;
  • tecnologia di connettività wireless.

Il principale punto di forza di questo prodotto è rappresentato dall’innovativo sistema a doppia lente (CMOS) che garantisce una vantaggiosa selettività tra riprese diurne e notturne.

In questo modo le immagini sono riprodotte secondo la loro reale natura, che è fortemente condizionata dal tipo di obiettivo utilizzato, e non virano mai verso il rosa quando le batterie stanno scaricandosi.

L’autonomia in standby arriva a 8 mesi e supporta schede di memoria SD fino a 512 gigabyte; grazie all’ampio angolo di visione (90 gradi), il sensore a infrarossi invisibili riesce a inquadrare notevoli estensioni di territorio senza perdere nessuno scatto.

Il tempo di scatto (trigger time) è velocissimo e compreso tra 0,2 e 0,6 secondi, che quasi sempre si assesta sui valori più bassi.

Il display luminoso da 2,4 pollici associato alla presenza di tasti retroilluminati, rende particolarmente intuitive e semplici le opzioni di settaggio e le impostazioni dell’apparecchio, che può essere controllato sia di giorno che di notte.

Ideale per l’osservazione naturalistica e per impieghi venatori, la fototrappola Action Bear viene ampiamente anche per sorvegliare luoghi incustoditi e discariche abusive di rifiuti.

Infatti, la resa ottimale delle immagini realizzate permette di identificare con elevata sicurezza le sagome di persone che entrano nel campo visivo.

Fototrappolaggio: come piazzare e nascondere la fototrappola

Per posizionare correttamente una fototrappola, bisogna tenere presente che una volta piazzata essa rimane fissa nel punto prescelto per molti mesi, senza richiedere manutenzione di nessun genere poiché l’operatore può controllarne il funzionamento da remoto.

Nella maggior parte dei casi i supporti privilegiati sono rami di alberi di dimensioni piuttosto considerevoli, in quanto è necessario evitare il rischio che vento, neve o pioggia possano spezzare il legno facendo cadere la fototrappola.

Pertanto è opportuno legare l’apparecchio nel punto in cui il ramo si inserisce sul tronco, avendo cura di eliminare la vegetazione eccessiva costituita da fogliame e rametti accessori, che potrebbero limitare il campo visivo.

Alternativamente, questi apparecchi si possono piazzare su pali della luce a patto che non siano isolati ma inseriti nelle vicinanze di alberi e cespugli, sempre a scopi mimetici.

L’altezza ideale del posizionamento è compresa tra 2 e 3 metri per le riprese dall’alto, mentre quando è necessario realizzare riprese dal basso ci si può servire di un treppiede (da inserire nell’apposito alloggiamento inferiore della macchina) oppure si può localizzare la fototrappola su rocce o massi di altezza di almeno un metro.

Il presupposto fondamentale per garantire una corretta funzionalità della fototrappola è quello di sincerarsi che le cinghie siano chiuse con doppio blocco di sicurezza, per scongiurare il rischio di manomissioni o di urti da parte di animali o uccelli.

Chi utilizza il treppiede deve legarlo perfettamente a un sostegno fissato nel terreno (recinzione, palizzata, cancello o parte inferiore di un palo della luce).

In questo caso bisogna circondare il dispositivo con vegetazione come piccoli rami di albero, flora cespugliosa oppure materiale erbaceo, che si adattano ai disegni camouflage presenti sul contenitore esterno.

È comunque preferibile piazzare la fototrappola in posizione sopraelevata anche per riprese basse, manovrando il suo angolo di orientamento; così facendo si ha la certezza di evitare il contatto con animali in movimento che potrebbero manomettere l’apparecchio.

Quando la localizzazione non è idonea, anche se la fototrappola non si stacca facilmente dalle cinghie, può comunque assumere un’angolazione inefficace per le riprese e quindi risultare inutile.

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